RADIO SANTA MARIA IN SELVA

venerdì 15 novembre 2013

LETTERA DEL PADRE GENERALE DELL'ORDINE DI SANT'AGOSTINO

Chiesa  S. Michele in clarin, Boho (filippine)
crollata dal terremoto
Carissimi fratelli in Sant’Agostino,
come è ben noto il Nostro Ordine ha una forte presenza Agostiniane nelle Isole Filippine. Dopo la duplice tragedia che queste Isole Filippine hanno sofferto, il Consiglio Generale dell’Ordine si unisce al cuore delle sorelle e fratelli che là sono in difficoltà e sollecita e si fa promotore di un concreta solidarietà materiale, oltre che umana e spirituale; sempre secondo le possibilità di ciascuno.
1 ** A causa del terremoto ultimo scorso anche alcune nostre chiese e costruzioni religiose sono state fortemente danneggiate. Una di queste costruzioni fu il “Santuario del Santo Niño de Cebú” la cui torre è stata completamente distrutta.
2 ** Ultimamente, in questi giorni, il tifone ha gravemente danneggiato il “Monasterio de la Santísima
Scena commovente in  Leyte, filippine a causa del tifone
Trinidad – Ormoc City – isola di Leyte” dove vivono le nostre sorelle di Vita Contemplativa. Gli edifici del monastero e della Chiesa sono rimasti completamente senza tetto, alle intemperie e alla pioggia. Tutta la casa poi è rimasta gravemente danneggiata. Purtroppo laggiù è il periodo delle piogge e vi è il grave pericolo che si danneggino ulteriormente gli stessi muri degli edifici. Questo di cui parliamo, è un monastero in cui le vocazioni sono abbondanti e le giovani promesse stanno sotto la pioggia giorno e notte e hanno bisogno di qualunque aiuto. Si può ben capire ciò che succede: a migliaia di famiglie, anche alle nostre sorelle, manca il minimo indispensabile per vivere; anche un tetto. La notizia ci è arrivata oggi dalla “Nueva Scotia” grazie alla M. Gloria Camalon; infatti in Ormoc e in Mohon, Cebú non ci sono comunicazioni. Manca infatti la corrente elettrica.
Anche a Mohon City hanno avuto danni rilevanti, al monastero, al Santuario e alla scuola, a causa del terremoto; non però così gravi come in questi giorni in Ormoc City.
CHI PUÒ E LIBERAMENTE DESIDERA COLLABORARE CON UN QUALCHE AIUTO MATERIALE, SUPPLICHIAMO CHE IL DENARO VENGA INVIATO A QUESTO NUMERO DI CONTO BANCARIO DELLA NOSTRA CURIA GENERALE; SPECIFICANDO CONTEMPORANEAMENTE IL MOTIVO; OPPURE INDICANDOLO AL PADRE ECONOMO GENERALE.


P. Alejandro Moral, Priore Generale, OSA

martedì 5 novembre 2013

IL PAPA CON I POVERI E MISERI

GAUDIUM ET SPES 

 88.Il compito dei cristiani nell'aiuto agli altri paesi I cristiani cooperino volentieri e con tutto il cuore all'edificazione dell'ordine internazionale, nel rispetto delle legittime libertà e in amichevole fraternità con tutti. Tanto più che la miseria della maggior parte del mondo è così grande che il Cristo stesso, nella persona dei poveri reclama come a voce alta la carità dei suoi discepoli. Si eviti questo scandalo: mentre alcune nazioni, i cui abitanti per la maggior parte si dicono cristiani, godono d'una grande abbondanza di beni, altre nazioni sono prive del necessario e sono afflitte dalla fame, dalla malattia e da ogni sorta di miserie. Lo spirito di povertà e d'amore è infatti la gloria e il segno della Chiesa di Cristo. Sono, pertanto, da lodare e da incoraggiare quei cristiani, specialmente i giovani, che spontaneamente si offrono a soccorrere gli altri uomini e le altre nazioni. Anzi spetta a tutto il popolo di Dio, dietro la parola e l'esempio dei suoi vescovi, sollevare, nella misura delle proprie forze, la miseria di questi tempi; e ciò, secondo l'antico uso della Chiesa, attingendo non solo dal
superfluo, ma anche dal necessario. Le collette e la distribuzione dei soccorsi materiali, senza essere organizzate in una maniera troppo rigida e uniforme, devono farsi secondo un piano diocesano, nazionale e mondiale; ovunque la cosa sembri opportuna, si farà in azione congiunta tra cattolici e altri fratelli cristiani. Infatti lo spirito di carità non si oppone per nulla all'esercizio provvido e ordinato dell'azione sociale e caritativa; anzi l'esige. È perciò necessario che quelli che vogliono impegnarsi al servizio delle nazioni in via di sviluppo ricevano una formazione adeguata in istituti specializzati.
 89. Efficace presenza della Chiesa nella comunità internazionale La Chiesa, in virtù della sua missione divina, predica il Vangelo e largisce i tesori della grazia a tutte le genti. Contribuisce così a rafforzare la pace in ogni parte del mondo, ponendo la conoscenza della legge divina e naturale a solido fondamento della solidarietà fraterna tra gli uomini e tra le nazioni. Perciò la Chiesa dev'essere

assolutamente presente nella stessa comunità delle nazioni, per incoraggiare e stimolare gli uomini alla cooperazione vicendevole. E ciò, sia attraverso le sue istituzioni pubbliche, sia con la piena e leale collaborazione di tutti i cristiani animata dall'unico desiderio di servire a tutti. Per raggiungere questo fine in modo più efficace, i fedeli stessi, coscienti della loro responsabilità umana e cristiana, dovranno sforzarsi di risvegliare la volontà di pronta collaborazione con la comunità internazionale, a cominciare dal proprio ambiente di vita. Si abbia una cura particolare di formare in ciò i giovani, sia nell'educazione religiosa che in quella civile.
 90. La partecipazione dei cristiani alle istituzioni internazionali Indubbiamente una forma eccellente d'impegno per i cristiani in campo internazionale è l'opera che si presta, individualmente o associati, all'interno degli istituti già esistenti o da costituirsi, con il fine di promuovere la collaborazione tra le nazioni. Inoltre, le varie associazioni cattoliche internazionali possono servire in tanti modi all'edificazione della comunità dei popoli nella pace e nella fratellanza. Perciò bisognerà rafforzarle, aumentando il numero di cooperatori ben formati, con i necessari sussidi e mediante un adeguato coordinamento delle forze. Ai nostri giorni, infatti, efficacia d'azione e necessità di dialogo esigono iniziative collettive. Per di più simili associazioni giovano non poco a istillare quel senso universale, che tanto conviene ai cattolici, e a formare la coscienza di una responsabilità e di una solidarietà veramente universali. Infine è auspicabile che i cattolici si studino di cooperare, in maniera fattiva ed efficace, sia con i fratelli separati, i quali pure fanno professione di carità evangelica, sia con tutti gli uomini desiderosi
della pace vera. Adempiranno così debitamente al loro dovere in seno alla comunità internazionale. Il Concilio, poi, dinanzi alle immense sventure che ancora affliggono la maggior parte del genere umano, ritiene assai opportuna la creazione d'un organismo della Chiesa universale, al fine di fomentare dovunque la giustizia e l'amore di Cristo verso i poveri. Tale organismo avrà per scopo di stimolare la comunità cattolica a promuovere lo sviluppo delle regioni bisognose e la giustizia sociale tra le nazioni.

sabato 2 novembre 2013

PACE A TUTTI NOI

Quando mettiamo i nostri problemi nelle mani di Dio,
Egli metterà pace dentro nei nostri cuori.
E' proprio vero se noi abbiamo la capacità di scrutare la coscienza dell'uomo nel suo più intimo nel cuore, può cambiare l'uomo e cambia l'uomo cambia anche il mondo in un mondo più vivibile...

martedì 22 gennaio 2013

Giovane Pensatore Sulla Giustizia e Pace

Francesco Pirolo  (in discernimento)

Giustizia e Pace,
alla luce della Parola di Cristo.

Fin dalle scuole elementari, o forse anche prima, coloro che, come me,  fanno parte delle generazioni  post belliche, e  sono nati e vissuti  nell’alveo dei valori politici, civili e giuridici della  Repubblica fondata sulla costituzione, a sua volta permeata della sintesi degli ideali illuministici di matrice liberale o marxista, hanno sempre assunto tra i principi cardini della “polis” quelli della giustizia nel mondo del lavoro e  della pace sociale che ne deriva.
Ma, a volte assumere principi e ideali in maniera acritica, passiva, senza averli assunti a coscienza, tramite una riflessione personale e concreta, fa correre il rischio di depauperare il contenuto di quegli ideali stessi, fino anche a snaturarli completamente, trasformando cosi’ certe verità in menzogne!

Tutta questa premessa di carattere metodologico, al fine di chiarire la prospettiva in cui mi voglio muovere:
dire Pace, Giustizia, Libertà, Uguaglianza,etc… può voler dire cose drammaticamente diverse tra loro!
(a tal proposito sarebbe proprio indispensabile e risolutivo avere un vocabolario molto più ampio e dettagliato e inequivoco di quello della nostra lingua).

Poiché noi cristiani però, le nostre coordinate ermeneutiche di certe “parole”  come quelle suddette abbiamo avuto la Grazia di desumerle chiaramente e nella gioia nel Verbo/Gesù Cristo, ecco che abbiamo il dovere, e il piacere anche a mio avviso, di introdurre anche “gli altri” al vero senso di esse.
Noi cristiani dobbiamo quindi, anzi tutto chiederci: ma Gesù cosa intendeva per eguaglianza, per libertà, per giustizia, per pace? Altrimenti, il nostro cristianesimo rischia veramente di cadere vittima dell’equivoco; c’e’ solo un Verbo, e si e’ rivelato incarnandosi 2046 anni fa; noi uomini non dobbiamo avere la presunzione di sapere meglio di Lui quale fosse il contenuto di quelle parole!  Ne’ cadere, per una mal riposta fiducia eccessiva in noi stessi , nello sconforto di fronte alle difficoltà della vita di mondo (sia essa individuale, sia essa associata nella Polis).

Il compito di interpretare e circostanziare che cosa significasse il Verbo incarnato con quelle parole, spetta a Santa Madre  Chiesa e allo Spirito Santo che la guida, non certo a un ignorante come me; tuttavia, cio’ che mi e’ chiaro e’ che il Verbo  incarnato non e’ solo Pastore di anime che le guida all’Ovile del Paradiso; la sua grandezza e compiutezza sono state tali che chiariscono come l’uomo sia un ente unico destinato, si’ alla trascendenza di quell’Ovile, ma per il tramite di questa vita immanente, corporea fatta anche di cose materiali; e tra esse c’e’ anche la Politica, la vita della Polis, della collettività associata degli uomini; il dogma della laicità assoluta della politica, e’ secondo me, un falso ideale; l’Uomo e’ sempre lo stesso:
Voi pensate che quando siete a lavoro la vostra anima non sia con voi? Pensate che la vostra anima viva solo in Chiesa? Falso!!
In definitiva: e’ vero che la Libertà, l’Eguaglianza la Giustizia e la Pace sociale siano degli ideali, come ci insegnano giustamente fin dalle elementari; ma il credere che la definizione dei loro contenuti sia ad esclusivo appannaggio dell’essere umano lasciato solo a se stesso e’ un rischio terribile che la storia umana sta correndo da diverso tempo; e’ vero che Gesù, sempre Lui, ha distinto chiaramente tra cio’ che e’ di Dio e cio’ che e’ di Cesare, ma io ho il sentore che “Cesare” voglia far troppo da solo!

domenica 13 gennaio 2013

UNO DI NOI

UNO DI NOI www.oneofus.eu oppure www.unodinoi.mpv.org
Non è solo una firma. E' molto di più l'impegno a sottoscrivere << Uno di noi >>, la campagna promossa dai movimenti per la vita nei ventisette Paesi della Ue per arrivare al riconoscimento giuridico dell'embrione . Serve un milione di firme per far intervenire il legislatore europeo. Ma l'obbiettivo è ben più ambizioso. Per questo adesso è il momento della mobilitazione con la possibilità di aderire anche online.

p. Giuseppe Tesse, OSA
Commissione Giustizia e Pace

mercoledì 5 dicembre 2012

IL GRIDO DEI GIOVANI...


Parola è segno universalissimo.
 
4. 9. Ag. - Accetto e approvo. Ma sai che si chiamano parole tutti i segni che, con un determinato significato, si proferiscono mediante la voce articolata?
Ad. - Sì.
Ag. - Dunque anche il nome è una parola poiché ci è evidente che si pronuncia mediante voce articolata con un determinato significato. Allorché si dice che un individuo eloquente usa parole appropriate, s'ìntende certamente che usa anche dei nomi. Nel momento in cui in Terenzio uno schiavo dice al vecchio padrone: Per piacere, buone parole 7, questi aveva già pronunciato anche molti nomi.
Ad. - D'accordo.
Ag. - Dunque tu ammetti che con le sillabe che si pronunciano nel dire " parola ", viene significato anche il nome e che quindi la prima è segno del secondo.
Ad. - Sì.
Ag. - Vorrei che tu mi rispondessi anche su questo punto. Dunque parola è segno di nome, nome è segno di fiume, fiume è segno di una cosa che ormai interessa la vista. Hai già detto la differenza che esiste fra questa cosa e fiume, ossia il suo segno, fra questo segno e il nome che è segno di questo segno. Ora quale differenza esiste, secondo te, fra il segno di un nome che è una parola, come abbiamo accertato, e lo stesso nome di cui è segno?
Ad. - Questa è la differenza, a mio avviso. Gli oggetti che hanno per segno il nome hanno per segno anche la parola poiché come nome è parola, così anche fiume è parola, ma non tutti quelli che hanno per segno la parola hanno per segno anche il nome. Quel si, che inizia il verso da te citato, e questo ex, da cui. dopo una così lunga trattazione, siamo giunti dialetticamente a questi concetti, sono parole ma non nomi. E se ne trovano molti altri. Pertanto poiché tutti i nomi sono parole, ma non tutte le parole sono nomi, è evidente, secondo me, la differenza fra parola e nome, ossia fra il segno di quel segno che ha significato specifico e il segno di quel segno che ha significato generico.
 S. Agostino, Il Maestro 4.9

Riflessione:
       Le Parole e il segno per S. Agostino implica un linguaggio un messaggio forte che penetra nel cuore dell'uomo, l'immagine che abbiamo sopra è un forte grido di prendere una grande attenzione da parte delle persone competente di ascoltare la voce dei giovani che vogliono un futuro migliore. 

venerdì 16 novembre 2012

ISRAELE E PALESTINA Perché?


Odio gratuito. Odia gratuitamente chi odia senza alcun vantaggio e a suo danno. E così ama gratuitamente, disinteressatamente, chi cerca da Dio soltanto Dio. 1. Il Signore aveva detto: Chi odia me odia anche il Padre mio (Gv 15, 23). Sì, perché chi odia la verità, è inevitabile che odi colui dal quale la verità è nata; di questo, secondo le nostre possibilità, già abbiamo parlato. Proseguendo ha pronunciato quelle parole, sulle quali adesso dobbiamo soffermarci: Se non avessi fatto tra loro opere che nessun altro ha fatto, non avrebbero colpa (Gv 15, 24). Si tratta di quella grave colpa di cui ha già parlato dicendo: Se io non fossi venuto e non avessi parlato ad essi, non avrebbero colpa (Gv 15, 22). E' la colpa di non aver creduto in lui che parlava e operava. Non che i Giudei fossero esenti da ogni colpa, prima che il Signore parlasse loro e in mezzo a loro operasse: ma il Signore sottolinea con insistenza questa colpa, di non aver creduto in lui, perché da essa dipendono tutte le altre. Se infatti i Giudei non avessero avuto questa colpa, cioè se avessero creduto in lui, tutte le altre colpe sarebbero state rimesse.
S. Agostino, Commento Su San Giovanni Evangelista, Omelia 91.

Riflessioni: S. Agostino dimostra a tutti noi che se i nostri fratelli Ebrei avevano creduto in Gesù Cristo e la fede in Gesù Cristo queste cose sull'odio tra Israele e Palestina non dovrebbe accadere perché nell'insegnamento di Cristo sull'amore sollecita sia per Israeliti o sia per Palestinese un dialogo forte di costruire un regno nell'abbondanza del benessere dove verrà sconfitta la miseria e che c'è sempre pane per tutti nel vivere  con tanta dignità piuttosto la tristezza della morte.

martedì 30 ottobre 2012

ANNUNCIARE ED OPERARE IL VANGELO


Nel brano del Vangelo letto poc'anzi veniamo esortati a cercare e, se possibile, a spiegare quale sia la messe di cui il Signore dice: La messe è molta ma gli operai sono pochi. Pregate il padrone della messe di mandare operai a mietere la sua messe 1. Allora ai suoi dodici discepoli, ch'egli chiamò anche Apostoli, ne aggiunse altri settantadue e l'inviò tutti quanti - come appare dalle sue parole - alla messe già pronta. Qual era dunque quella messe? Essa infatti non si trovava tra i pagani, ove nulla era stato seminato. Resta perciò da intendere che tale messe si trovava nel popolo dei giudei; a essa andò il padrone della messe, e mandò i mietitori; ai pagani invece non inviò dei mietitori, ma dei seminatori. Dobbiamo dunque intendere per messe quella cresciuta nel popolo dei giudei, poiché da quel campo di grano furono scelti gli stessi Apostoli; in quel campo era già pronto il grano che doveva essere mietuto, poiché già i Profeti vi avevano gettato la semente. Fa piacere contemplare la coltivazione di Dio, rallegrarsi dei suoi doni e lavorare nel suo campo. In questa coltivazione lavorava colui che diceva: Più di tutti quegli altri mi sono affaticato 2. Ma le forze per lavorare non gli erano date forse dal padrone della messe? Ecco perché soggiunge: Non io solo però, ma la grazia di Dio con me 3. Ora, egli mostra abbastanza chiaramente di dedicarsi alla coltivazione del campo di Dio quando dice: Io ho piantato, Apollo ha irrigato 4. Questo Apostolo poi, che da Saulo era diventato Paolo, che cioè da superbo era divenuto il più piccolo - poiché il nome di Saulo deriva da quello di Saul; Paolo invece deriva da "piccolo", per cui, dando in certo modo la spiegazione del proprio nome, dice: Io sono il più piccolo di tutti gli Apostoli 5 questo Paolo dunque, cioè "il piccolo", anzi "il più piccolo", fu inviato ai pagani; è lui stesso che afferma d'essere stato inviato in modo particolare ai pagani. Lo scrive lui stesso; noi lo leggiamo, lo crediamo, lo predichiamo. Egli stesso dunque nella sua Lettera ai Galati afferma che, dopo essere già stato chiamato dal Signore Gesù, si recò a Gerusalemme e confrontò il suo Vangelo con quello degli Apostoli e si strinsero le destre in segno di concordia e in segno di unanimità nella predicazione, che non era per nulla differente da ciò ch'essi avevano appreso. Afferma inoltre che tra lui ed essi fu deciso ch'egli sarebbe andato a predicare tra i pagani, mentre essi sarebbero andati tra gli ebrei 6; egli come seminatore, quelli invece come mietitori. Con ragione anche gli ateniesi, pur senza conoscerlo, ne indicarono il nome al solo sentirlo; sentendolo infatti parlare: Chi è mai - esclamarono - questo seminatore di parole? 7. 
Agostino, Discorso 101.1
Riflessione:
Dio non fa nessuna preferenza e vuole la salvezza di tutti per questo annunciare ed operare il vangelo in qualunque ambiente cioè la parola del Signore deve essere sempre viva nel cuore di ogni cristiano è molto di più quando il cristiano ha una particolare scelta nella sequela di Cristo perciò Sant'Agostino esorta a tutti cristiani di annunciare ed operare il Vangelo in tutto il mondo e in ogni nazione contemplare imparare e donare il vangelo è un vero nutrimento della vita umana..

mercoledì 10 ottobre 2012

LA PACE E' REALIZZABILE QUANDO E' AFFIANCATA CON LA CARITA' E LA FEDE IN CRISTO


Quelle tre realtà sono state indicate dall'Apostolo: Pace ai fratelli, e carità unita a fede. Pace ai fratelli. Da che viene la pace? E carità. Da che deriva la carità? Unita alla fede. Se non credi, infatti, non ami. Così, cominciando dalla fine e risalendo al principio, disse perciò l'Apostolo: Pace e carità, unita alla fede. Diciamo noi: Fede, carità e pace. Credi, ama, regna. Se infatti credi e non ami, non hai ancora diversificato la tua fede dalla fede di quelli che tremavano e dicevano: Sappiamo chi sei, il Figlio di Dio. Tu, perciò, ama; perché la carità unita alla fede stessa ti conduce alla pace. Quale pace? La pace vera, la pace piena, la pace reale, la pace sicura; dove non esiste sciagura, nemico alcuno. Questa pace è il fine di ogni buon desiderio. Carità unita alla fede; e sei vuoi dire così, dici bene. Fede unita alla carità.
Agostino, Discorso 168, 2.2

Riflessione: La pace che desideriamo come dice S. Agostino è molto legato sulla carità e la fede per cui Giovanni XXIII ha capito queste cose nel realizzare di essere un vero pastore in cui la pace, la carità e la fede sono tre piedi per camminare insieme e di venire incontro al prossimo soprattutto alle diverse professione di fede.

sabato 8 settembre 2012

IL PANE DEI POVERI


La moltiplicazione dei pani.
Bisogna saper capire il linguaggio dei miracoli. Essendo Cristo il Verbo di Dio, ogni suo gesto è una parola. Non dobbiamo fermarci ad ammirare la potenza di questo miracolo, dobbiamo esplorarne la profondità. Possiede dentro qualcosa che suscita esteriormente la nostra ammirazione.
[La fede eleva e purifica.]
    I miracoli compiuti da nostro Signore Gesù Cristo, sono opere divine, che sollecitano la mente umana a raggiungere Dio attraverso le cose visibili. Siccome Dio non è una realtà che si possa vedere con gli occhi, e siccome i suoi miracoli, con i quali regge il mondo intero e provvede ad ogni creatura, per la loro frequenza finiscono per passare inosservati, al punto che quasi nessuno si accorge dell'opera di Dio che anche nel più piccolo seme appare mirabile e stupenda; Dio si è riservato, nella sua misericordiosa bontà, di compiere a tempo opportuno talune opere fuori del normale corso degli avvenimenti naturali, affinché, quanti hanno fatto l'abitudine alle cose di tutti i giorni, rimanessero impressionati, vedendo, non opere maggiori, ma insolite. Governare il mondo intero, infatti, è un miracolo più grande che saziare cinquemila persone con cinque pani (cf. Gv 6, 5-13). Tuttavia, di quel fatto nessuno si stupisce, di questo gli uomini si stupiscono, non perché sia più grande, ma perché è raro. Chi, infatti, anche adesso nutre il mondo intero, se non colui che con pochi grani crea le messi? Cristo operò, quindi, come Dio. Allo stesso modo, infatti, che con pochi grani moltiplica le messi, così nelle sue mani ha moltiplicato i cinque pani. La potenza era nelle mani di Cristo; e quei cinque pani erano come semi, non affidati alla terra, ma moltiplicati da colui che ha fatto la terra. E' stato dunque offerto ai sensi tanto di che elevare lo spirito, è stato offerto agli occhi tanto di che impegnare l'intelligenza, affinché fossimo presi da ammirazione, attraverso le opere visibili, per l'invisibile Iddio; ed elevati alla fede, e mediante la fede purificati, sentissimo il desiderio di vedere spiritualmente, con gli occhi della fede, l'invisibile, che già conosciamo attraverso le cose visibili. (S. Agostino, Commento sul vangelo di Giovanni, "Omelia  24").

Riflessione: Il pane dei poveri che sollecita il nostro pensiero il commento di Sant'Agostino sulla moltiplicazione dei pani che in questo tempo ha più urgente bisogno di sfamare non più 5 mila uomini ma un miliardo degli uomini; Gesù Cristo ci ha dimostrato la generosità di Dio persino ci ha procurato il pane come rendimento di grazie per la nostra eternità parimenti anche ci insegna che noi dobbiamo essere generosi ai nostri simili, che la carità in forma di condividere il pane che abbiamo intesa in tutti sensi della generosità porta con sé il carattere di eternità come premio della bontà dentro nel nostro cuore esprimendo con sincerità e gioia la carità spinta dalla carità di Cristo; questo è il vero miracolo visibile e concreto in questo tempo.

lunedì 13 agosto 2012

IL CIELO APERTO....


O tu Israele senza finzione, o popolo, chiunque tu sia, che vivi di fede, prima che io ti chiamassi per mezzo dei miei apostoli, quando stavi ancora all'ombra della morte e ancora non mi vedevi, io ti ho veduto.
   Ci rallegriamo con voi per la vostra partecipazione, perché, oltre ogni nostra aspettativa, vi siete riuniti con tanto fervore. E' questo che ci allieta e ci consola in mezzo a tutte le fatiche e le prove di questa vita: il vostro amore verso Dio, il vostro sincero desiderio di lui, la vostra ferma speranza, il fervore del vostro spirito. Avete sentito, nel salmo che è stato letto, la voce del bisognoso e del povero che in questo mondo grida verso Dio (cf. Sal 73, 21). Questa voce (ormai l'avete sentita tante volte e dovete ricordarla), non è la voce di un uomo solo ed è la voce di un uomo solo; non è la voce di un uomo solo, perché i fedeli sono molti: molti granelli che gemono frammisti alla paglia, sparsi in tutto il mondo; e tuttavia è la voce di uno solo, perché tutti sono membra di Cristo, e perciò un solo corpo. Questo popolo bisognoso e povero non trova il suo godimento nel mondo; e il suo dolore e la sua gioia sono dentro, dove non vede se non colui che esaudisce chi geme e corona chi spera. La gioia del mondo è vanità: la si attende con grande speranza e trepidazione, e quando arriva non si può trattenere. Questo giorno, ad esempio, è un giorno di allegria per la gente dissoluta di questa città. Domani non sarà più, e coloro che oggi tripudiano, non saranno più domani ciò che oggi sono. Tutto passa, tutto vola via, tutto si dilegua come fumo; e guai a chi ama tali cose! Ogni anima, infatti, segue la sorte di ciò che ama. Ogni carne è come erba, e tutta la gloria della carne come fiore di campo: l'erba secca, il fiore cade; il Verbo di Dio, invece, rimane in eterno (cf. Is 40, 6-8). Ecco chi devi amare, se vuoi rimanere in eterno. Ma dirai: come posso raggiungere il Verbo di Dio? Ecco, il Verbo si è fatto carne, e abitò fra noi (Gv 1, 14).
 Agostino, Commento Sul Vangelo di Giovanni, 7, 1

Riflessione: Il commento di Sant'Agostino è meraviglioso; è un conforto vero di ogni persona che si trovano di una grande miseria umana, la speranza bisogna poggiare tutto in Dio, in cui l'insegnamento e comandamenti di Dio sia sempre operante in noi nella dinamica di fronte alla vicissitudine della vita, è una vera avventura di ciascuno di noi ad immergere al mistero di Dio ma anche è una forza immensa di reagire di ogni situazione di vita anche se significa per noi, sofferenza, sacrificio ma con grande determinazione e certezza della benedizione di Dio che ci promette a vivere grazia su grazia. 

giovedì 21 giugno 2012

IL MONDO PRESENTE


















La donna adultera.
Il Signore ha condannato il peccato, non l'uomo. Bisogna tenerne conto per non separare, nel Signore, la verità dalla bontà. Il Signore è buono e retto. Amalo perché è buono, temilo perché è retto.
   La vostra Carità ricorda che nel precedente discorso, prendendo spunto dal brano evangelico, vi abbiamo parlato dello Spirito Santo. Il Signore aveva invitato i credenti in lui a bere lo Spirito Santo, parlando in mezzo a coloro che avevano intenzione di prenderlo e volevano ucciderlo, ma non ci riuscivano perché egli ancora non voleva. Appena ebbe detto queste cose, nacque tra la folla un forte dissenso intorno a lui. Alcuni sostenevano che egli era il Cristo, mentre altri facevano osservare che il Cristo non poteva venire dalla Galilea. Coloro poi che erano stati mandati ad arrestarlo, ritornarono con le mani pulite e pieni di ammirazione per lui. Resero, anzi, testimonianza alla sua divina dottrina, quando alla domanda di quelli che li avevano mandati: Perché non lo avete condotto?, essi risposero: Nessun uomo ha mai parlato come parla costui. Egli infatti aveva parlato così perché era Dio e uomo. Tuttavia i farisei, rifiutando la testimonianza delle guardie, replicarono: Anche voi siete stati sedotti? Vediamo infatti che vi siete deliziati dei suoi discorsi. C'è forse alcuno dei capi o dei farisei che gli abbia creduto? Ma questa gentaglia, che non conosce la legge, è maledetta! (Gv 7, 45-49). Quelli che non conoscevano la legge, credevano in colui che aveva dato la legge; egli invece veniva disprezzato da quelli che insegnavano la legge, affinché si adempisse ciò che il Signore stesso aveva detto: Io sono venuto perché vedano quelli che non vedono e quelli che vedono diventino ciechi (Gv 9, 39). Ciechi infatti son diventati i dottori farisei, mentre sono stati illuminati i popoli che non conoscevano la legge, ma che hanno creduto nell'autore della legge.
(Agostino, commento sul Vangelo di S. Giovanni,Omelia33, 1)

Riflessione: S. Agostino ci fa presente ancora una volta quale l'antidoto per la malattia nel mondo che regna il caos; di iniettare una dose della potenza dello Spirito Santo in cui si distingue chiaramente il cammino sia del mondo, le persone, e la società. In questa riflessione S. Agostino vuole ripristinare il vero senso della legge Divina e la legge umana che sia tutto al favore dell'uomo, la legge Divina non condanna l'uomo ma condanna l'errore dell'uomo e per questo l'uomo è stato sempre insegnato dei comandamenti e soprattutto il comandamento dell'amore e della carità che l'errore dell'umanità ad essere sconfitta ma gli uomini si salvino. In questo forte collegamento sulla legge Divina e la legge umana; la legge umana mette presente oppure in atto a tutto il mondo la legge divina perché la legge Divina e la legge umana hanno lo stesso soggetto la persona che nella sua intera dignità va sempre rispettata per questa la supremazia della giustizia e della pace rende l'uomo capace di essere libero per amore perché la giustizia e pace sono frutti di doni dello Spirito Santo. E' questo è il vero parametro nel distinguere dell'errore dell'uomo nei suoi peccati, angoscia, angherie, la sete di vendetta, l'egoismo, la trascuratezza del proprio dovere, la disonesta, il male che sta dilagando nel mondo in cui va esorcizzata sulla carità, amore, giustizia e pace che è la potenza dello Spirito Santo.

martedì 12 giugno 2012

DARE LA VITA PER GLI AMICI

Quanti ci accostiamo alla mensa del Signore, dove riceviamo il corpo e il sangue di colui che ha offerto la sua vita per noi, dobbiamo anche noi dare la vita per i fratelli.
 Il Signore, fratelli carissimi, ha definito l'apice dell'amore, con cui dobbiamo amarci a vicenda, affermando: Nessuno può avere amore più grande che dare la vita per i suoi amici (Gv 15, 13). A quanto aveva detto prima: Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi (Gv 15, 12), aggiunge quanto avete appena ascoltato: Nessuno può avere amore più grande che dare la vita per i suoi amici. Ne consegue ciò che questo medesimo evangelista espone nella sua lettera: Allo stesso modo che Cristo diede per noi la sua vita, così anche noi dobbiamo dare la vita per i fratelli (1 Io 3, 16), precisamente amandoci a vicenda come ci amò Cristo che diede la sua vita per noi. (Agostino, Commento su S. Giovanni "Omelia 84,1)

Riflessione: 
          S. Agostino sottolinea il comandamento dell'amore in cui noi cristiani dobbiamo avere la stessa altezza in cui tutta la vita del Signore Gesù Cristo ha dimostrato a noi come esempio perfetto; sicché richiama di continuare tale sensibilità dell'amore verso al prossimo soprattutto il bisognoso.
             Ricalibrare tale dignità cristiana, dobbiamo rivedere la situazione che ripercorre la nostra riflessione su; lo sfruttamento minorile nel campo di lavoro, molti paesi, non danno mai una tutela ai minori di avere la dignità nel campo di lavoro, i minori lavorano per sopravvivere dove nella loro crescita evidente mancheranno la cultura, educazione, assistenza per elevare il tenore di vita e non hanno mai una scelta se non di vivere tale miseria che hanno iniziato sin da piccoli; cosa ci richiama il comandamento? Il comandamento restituisce la vera dignità del senso della regalità di Cristo, sicché i veri re, governanti si preoccupano di dare la vera dignità del suo popolo donando la sua vita non a scapito del proprio interesse della brama di ricchezza ma su distribuire il bene comune della nazione, che nessuno mai soffra l'ingiustizia; La cultura e l'educazione sono il canale che porta al progresso della nazione e di vivere l'adeguata dignità che l'uomo non si limita se stesso di sopravvivere ma di vivere dignitosamente la vita che ha donato il Creatore.

Benvenuto!!!

Cari Visitatori è stato creato questo BLOG a motivo di poter raggiungere il messaggio di Giustizia e pace a tutto il mondo con le parole di Sant'Agostino sull'insegnamento di Gesù Cristo...

Nilo