RADIO SANTA MARIA IN SELVA

mercoledì 5 dicembre 2012

IL GRIDO DEI GIOVANI...


Parola è segno universalissimo.
 
4. 9. Ag. - Accetto e approvo. Ma sai che si chiamano parole tutti i segni che, con un determinato significato, si proferiscono mediante la voce articolata?
Ad. - Sì.
Ag. - Dunque anche il nome è una parola poiché ci è evidente che si pronuncia mediante voce articolata con un determinato significato. Allorché si dice che un individuo eloquente usa parole appropriate, s'ìntende certamente che usa anche dei nomi. Nel momento in cui in Terenzio uno schiavo dice al vecchio padrone: Per piacere, buone parole 7, questi aveva già pronunciato anche molti nomi.
Ad. - D'accordo.
Ag. - Dunque tu ammetti che con le sillabe che si pronunciano nel dire " parola ", viene significato anche il nome e che quindi la prima è segno del secondo.
Ad. - Sì.
Ag. - Vorrei che tu mi rispondessi anche su questo punto. Dunque parola è segno di nome, nome è segno di fiume, fiume è segno di una cosa che ormai interessa la vista. Hai già detto la differenza che esiste fra questa cosa e fiume, ossia il suo segno, fra questo segno e il nome che è segno di questo segno. Ora quale differenza esiste, secondo te, fra il segno di un nome che è una parola, come abbiamo accertato, e lo stesso nome di cui è segno?
Ad. - Questa è la differenza, a mio avviso. Gli oggetti che hanno per segno il nome hanno per segno anche la parola poiché come nome è parola, così anche fiume è parola, ma non tutti quelli che hanno per segno la parola hanno per segno anche il nome. Quel si, che inizia il verso da te citato, e questo ex, da cui. dopo una così lunga trattazione, siamo giunti dialetticamente a questi concetti, sono parole ma non nomi. E se ne trovano molti altri. Pertanto poiché tutti i nomi sono parole, ma non tutte le parole sono nomi, è evidente, secondo me, la differenza fra parola e nome, ossia fra il segno di quel segno che ha significato specifico e il segno di quel segno che ha significato generico.
 S. Agostino, Il Maestro 4.9

Riflessione:
       Le Parole e il segno per S. Agostino implica un linguaggio un messaggio forte che penetra nel cuore dell'uomo, l'immagine che abbiamo sopra è un forte grido di prendere una grande attenzione da parte delle persone competente di ascoltare la voce dei giovani che vogliono un futuro migliore. 

venerdì 16 novembre 2012

ISRAELE E PALESTINA Perché?


Odio gratuito. Odia gratuitamente chi odia senza alcun vantaggio e a suo danno. E così ama gratuitamente, disinteressatamente, chi cerca da Dio soltanto Dio. 1. Il Signore aveva detto: Chi odia me odia anche il Padre mio (Gv 15, 23). Sì, perché chi odia la verità, è inevitabile che odi colui dal quale la verità è nata; di questo, secondo le nostre possibilità, già abbiamo parlato. Proseguendo ha pronunciato quelle parole, sulle quali adesso dobbiamo soffermarci: Se non avessi fatto tra loro opere che nessun altro ha fatto, non avrebbero colpa (Gv 15, 24). Si tratta di quella grave colpa di cui ha già parlato dicendo: Se io non fossi venuto e non avessi parlato ad essi, non avrebbero colpa (Gv 15, 22). E' la colpa di non aver creduto in lui che parlava e operava. Non che i Giudei fossero esenti da ogni colpa, prima che il Signore parlasse loro e in mezzo a loro operasse: ma il Signore sottolinea con insistenza questa colpa, di non aver creduto in lui, perché da essa dipendono tutte le altre. Se infatti i Giudei non avessero avuto questa colpa, cioè se avessero creduto in lui, tutte le altre colpe sarebbero state rimesse.
S. Agostino, Commento Su San Giovanni Evangelista, Omelia 91.

Riflessioni: S. Agostino dimostra a tutti noi che se i nostri fratelli Ebrei avevano creduto in Gesù Cristo e la fede in Gesù Cristo queste cose sull'odio tra Israele e Palestina non dovrebbe accadere perché nell'insegnamento di Cristo sull'amore sollecita sia per Israeliti o sia per Palestinese un dialogo forte di costruire un regno nell'abbondanza del benessere dove verrà sconfitta la miseria e che c'è sempre pane per tutti nel vivere  con tanta dignità piuttosto la tristezza della morte.

martedì 30 ottobre 2012

ANNUNCIARE ED OPERARE IL VANGELO


Nel brano del Vangelo letto poc'anzi veniamo esortati a cercare e, se possibile, a spiegare quale sia la messe di cui il Signore dice: La messe è molta ma gli operai sono pochi. Pregate il padrone della messe di mandare operai a mietere la sua messe 1. Allora ai suoi dodici discepoli, ch'egli chiamò anche Apostoli, ne aggiunse altri settantadue e l'inviò tutti quanti - come appare dalle sue parole - alla messe già pronta. Qual era dunque quella messe? Essa infatti non si trovava tra i pagani, ove nulla era stato seminato. Resta perciò da intendere che tale messe si trovava nel popolo dei giudei; a essa andò il padrone della messe, e mandò i mietitori; ai pagani invece non inviò dei mietitori, ma dei seminatori. Dobbiamo dunque intendere per messe quella cresciuta nel popolo dei giudei, poiché da quel campo di grano furono scelti gli stessi Apostoli; in quel campo era già pronto il grano che doveva essere mietuto, poiché già i Profeti vi avevano gettato la semente. Fa piacere contemplare la coltivazione di Dio, rallegrarsi dei suoi doni e lavorare nel suo campo. In questa coltivazione lavorava colui che diceva: Più di tutti quegli altri mi sono affaticato 2. Ma le forze per lavorare non gli erano date forse dal padrone della messe? Ecco perché soggiunge: Non io solo però, ma la grazia di Dio con me 3. Ora, egli mostra abbastanza chiaramente di dedicarsi alla coltivazione del campo di Dio quando dice: Io ho piantato, Apollo ha irrigato 4. Questo Apostolo poi, che da Saulo era diventato Paolo, che cioè da superbo era divenuto il più piccolo - poiché il nome di Saulo deriva da quello di Saul; Paolo invece deriva da "piccolo", per cui, dando in certo modo la spiegazione del proprio nome, dice: Io sono il più piccolo di tutti gli Apostoli 5 questo Paolo dunque, cioè "il piccolo", anzi "il più piccolo", fu inviato ai pagani; è lui stesso che afferma d'essere stato inviato in modo particolare ai pagani. Lo scrive lui stesso; noi lo leggiamo, lo crediamo, lo predichiamo. Egli stesso dunque nella sua Lettera ai Galati afferma che, dopo essere già stato chiamato dal Signore Gesù, si recò a Gerusalemme e confrontò il suo Vangelo con quello degli Apostoli e si strinsero le destre in segno di concordia e in segno di unanimità nella predicazione, che non era per nulla differente da ciò ch'essi avevano appreso. Afferma inoltre che tra lui ed essi fu deciso ch'egli sarebbe andato a predicare tra i pagani, mentre essi sarebbero andati tra gli ebrei 6; egli come seminatore, quelli invece come mietitori. Con ragione anche gli ateniesi, pur senza conoscerlo, ne indicarono il nome al solo sentirlo; sentendolo infatti parlare: Chi è mai - esclamarono - questo seminatore di parole? 7. 
Agostino, Discorso 101.1
Riflessione:
Dio non fa nessuna preferenza e vuole la salvezza di tutti per questo annunciare ed operare il vangelo in qualunque ambiente cioè la parola del Signore deve essere sempre viva nel cuore di ogni cristiano è molto di più quando il cristiano ha una particolare scelta nella sequela di Cristo perciò Sant'Agostino esorta a tutti cristiani di annunciare ed operare il Vangelo in tutto il mondo e in ogni nazione contemplare imparare e donare il vangelo è un vero nutrimento della vita umana..

mercoledì 10 ottobre 2012

LA PACE E' REALIZZABILE QUANDO E' AFFIANCATA CON LA CARITA' E LA FEDE IN CRISTO


Quelle tre realtà sono state indicate dall'Apostolo: Pace ai fratelli, e carità unita a fede. Pace ai fratelli. Da che viene la pace? E carità. Da che deriva la carità? Unita alla fede. Se non credi, infatti, non ami. Così, cominciando dalla fine e risalendo al principio, disse perciò l'Apostolo: Pace e carità, unita alla fede. Diciamo noi: Fede, carità e pace. Credi, ama, regna. Se infatti credi e non ami, non hai ancora diversificato la tua fede dalla fede di quelli che tremavano e dicevano: Sappiamo chi sei, il Figlio di Dio. Tu, perciò, ama; perché la carità unita alla fede stessa ti conduce alla pace. Quale pace? La pace vera, la pace piena, la pace reale, la pace sicura; dove non esiste sciagura, nemico alcuno. Questa pace è il fine di ogni buon desiderio. Carità unita alla fede; e sei vuoi dire così, dici bene. Fede unita alla carità.
Agostino, Discorso 168, 2.2

Riflessione: La pace che desideriamo come dice S. Agostino è molto legato sulla carità e la fede per cui Giovanni XXIII ha capito queste cose nel realizzare di essere un vero pastore in cui la pace, la carità e la fede sono tre piedi per camminare insieme e di venire incontro al prossimo soprattutto alle diverse professione di fede.

sabato 8 settembre 2012

IL PANE DEI POVERI


La moltiplicazione dei pani.
Bisogna saper capire il linguaggio dei miracoli. Essendo Cristo il Verbo di Dio, ogni suo gesto è una parola. Non dobbiamo fermarci ad ammirare la potenza di questo miracolo, dobbiamo esplorarne la profondità. Possiede dentro qualcosa che suscita esteriormente la nostra ammirazione.
[La fede eleva e purifica.]
    I miracoli compiuti da nostro Signore Gesù Cristo, sono opere divine, che sollecitano la mente umana a raggiungere Dio attraverso le cose visibili. Siccome Dio non è una realtà che si possa vedere con gli occhi, e siccome i suoi miracoli, con i quali regge il mondo intero e provvede ad ogni creatura, per la loro frequenza finiscono per passare inosservati, al punto che quasi nessuno si accorge dell'opera di Dio che anche nel più piccolo seme appare mirabile e stupenda; Dio si è riservato, nella sua misericordiosa bontà, di compiere a tempo opportuno talune opere fuori del normale corso degli avvenimenti naturali, affinché, quanti hanno fatto l'abitudine alle cose di tutti i giorni, rimanessero impressionati, vedendo, non opere maggiori, ma insolite. Governare il mondo intero, infatti, è un miracolo più grande che saziare cinquemila persone con cinque pani (cf. Gv 6, 5-13). Tuttavia, di quel fatto nessuno si stupisce, di questo gli uomini si stupiscono, non perché sia più grande, ma perché è raro. Chi, infatti, anche adesso nutre il mondo intero, se non colui che con pochi grani crea le messi? Cristo operò, quindi, come Dio. Allo stesso modo, infatti, che con pochi grani moltiplica le messi, così nelle sue mani ha moltiplicato i cinque pani. La potenza era nelle mani di Cristo; e quei cinque pani erano come semi, non affidati alla terra, ma moltiplicati da colui che ha fatto la terra. E' stato dunque offerto ai sensi tanto di che elevare lo spirito, è stato offerto agli occhi tanto di che impegnare l'intelligenza, affinché fossimo presi da ammirazione, attraverso le opere visibili, per l'invisibile Iddio; ed elevati alla fede, e mediante la fede purificati, sentissimo il desiderio di vedere spiritualmente, con gli occhi della fede, l'invisibile, che già conosciamo attraverso le cose visibili. (S. Agostino, Commento sul vangelo di Giovanni, "Omelia  24").

Riflessione: Il pane dei poveri che sollecita il nostro pensiero il commento di Sant'Agostino sulla moltiplicazione dei pani che in questo tempo ha più urgente bisogno di sfamare non più 5 mila uomini ma un miliardo degli uomini; Gesù Cristo ci ha dimostrato la generosità di Dio persino ci ha procurato il pane come rendimento di grazie per la nostra eternità parimenti anche ci insegna che noi dobbiamo essere generosi ai nostri simili, che la carità in forma di condividere il pane che abbiamo intesa in tutti sensi della generosità porta con sé il carattere di eternità come premio della bontà dentro nel nostro cuore esprimendo con sincerità e gioia la carità spinta dalla carità di Cristo; questo è il vero miracolo visibile e concreto in questo tempo.

Benvenuto!!!

Cari Visitatori è stato creato questo BLOG a motivo di poter raggiungere il messaggio di Giustizia e pace a tutto il mondo con le parole di Sant'Agostino sull'insegnamento di Gesù Cristo...

Nilo