RADIO SANTA MARIA IN SELVA

lunedì 9 maggio 2011

"L'UOMO E IL MONDO"

     Il comportamento dell'uomo nel mondo moderno secondo di studiosi ci fa capire quanto la trascuratezza da parte dell'umanità sul valore che mantiene l'integrità umana nel suo rapporto con il creato....

venerdì 29 aprile 2011

ABUSI AI BAMBINI







ROMA – Lo stupro di massa è l’ultima, terribile arma di Muammar Gheddafi. Imbottite di Viagra, le truppe del rais libico non risparmiano nessuno dalla loro violenza carnale, neppure i bambini. Piccoli anche di otto anni, scrive il Daily Mail, vengono violentati davanti agli occhi delle loro famiglie. Alcune ragazzine sono state rapite e tenute per giorni a disposizione dei soldati del colonnello: una volta rilasciate erano traumatizzate al punto da non riuscire neppure a parlare. Altri bambini, racconta il Daily Mail, hanno detto di essere stati costretti a guardare mentre il loro padre veniva ucciso e la madre stuprata. Loro stessi, hanno raccontato a Save the Children, sono stati lasciati liberi soltanto dopo essere stati percossi brutalmente. Le storie degli stupri indistinti da parte delle truppe di Gheddafi sono stati raccontati da coloro che sono riusciti a fuggire dalle città distrutte di Misurata, Ajdabiya e Ras Lanuf. Molte famiglie sono adesso ospitate temporaneamente nei campi di rifugiati a Bengasi, dove hanno parlato con lo staff di Save the Children. Quello che più preoccupa è l’uso fatto dai soldati del viagra. In un caso, addirittura, una donna di 28 anni ha raccontato di essere stata stuprata per due giorni da 15 uomini dopo essere stata fermata da un checkpoint. Arrestata dopo aver provato a raccontare la sua storia a dei giornalisti stranieri è stata accusata di calunnia. Ma gli stessi dottori di Misurata hanno confermato di aver curato diversi pazienti con i segni di violenze sessuali. In una società conservatrice, in cui lo stupro è stigmatizzato, alcune donne preferiscono non raccontare neppure ai familiari più stretti quel che hanno subito. Il portavoce dei ribelli, Abdelbaset Abumzirig, che si trova a Misurata, ha parlato di un assalto terribile a Bengasi Street, parallela a Tripoli Street, dove si è combattuta la battaglia più feroce. In un’intervista al Sunday Times, il dottor Khalifa al-Sharkassi ha descritto come due sorelle di 16 e 20 anni sono state stuprate dai mercenari africani dopo che il loro fratello si era unito ai ribelli. La madre delle due giovani era stata chiusa in un’altra stanza mentre le figlie venivano violentate. “Quattro o cinque africani hanno stuprato a turno le due ragazze”, ha raccontato il medico. Ora una di loro non fa altro che restare immobile e piangere”. “Un’altra vittima ha provato a lavarsi con la candeggina dopo essere stata violentata”. Un’altra, in cura dal medico, si è iniettata del cloro sperando di bloccare in questo modo la gravidanza.http://www.blitzquotidiano.it/politica-mondiale/stupro-guerra-viagra-libia-gheddafi-836539/

martedì 29 marzo 2011

Manuale Proposta dalla Commissione "Giustizia e Pace" E La CEI "Educare al Vangelo in un mondo che cambia"

   Si invita ogni Comunità, coordinando i laici più sensibili circa i problemi su giustizia e pace, a creare un itinerario formativo per una vita cristiana e religiosa profetica durante il tempo quaresimale, dedicandovi un tempo di riflessione comune da concordare nel Capitolo conventuale. 



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Educare in un mondo che cambia
È tempo di discernimento
7. L’opera educativa della Chiesa è strettamente legata al momento e al contesto in cui essa si  trova a vivere, alle dinamiche culturali di cui è parte e che vuole contribuire a orientare. Il “mondo che cambia” è ben più di uno scenario in cui la comunità cristiana si muove: con le sue urgenze e le sue opportunità, provoca la fede e la responsabilità dei credenti. È il Signore che, domandandoci di valutare il tempo, ci chiede di interpretare ciò che avviene in profondità nel mondo d’oggi, di cogliere le domande e i desideri dell’uomo: «Quando vedete una nuvola salire da ponente, subito dite: ‘Arriva la pioggia’, e così accade. E quando soffia lo scirocco, dite: ‘Farà caldo’, e così accade. Ipocriti! Sapete valutare l’aspetto della terra e del cielo; come mai questo tempo non sapete valutarlo? E perché non giudicate voi stessi ciò che è giusto?» (Lc 12,54-57).
«Bisogna, infatti, conoscere e comprendere il mondo in cui viviamo, le sue attese, le sue aspirazioni e il suo carattere spesso drammatico», ci ha ricordato il Concilio Vaticano II, indicando pure il metodo: «Per svolgere questo compito, è dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sulle loro relazioni reciproche»20. Tutto il popolo di Dio, dunque, con l’aiuto dello Spirito, ha il compito di esaminare ogni cosa e di tenere ciò che è buono (cfr 1Ts 5,21), riconoscendo i segni e i tempi dell’azione creatrice dello Spirito. Compiendo tale discernimento, la Chiesa si pone accanto a ogni uomo, condividendone gioie e speranze, tristezze e angosce e diventando così solidale con la storia
del genere umano.
Mentre sperimentiamo le difficoltà in cui si dibatte l’opera educativa in una società spesso incapace di assicurare riferimenti affidabili, nutriamo una grande fiducia, sapendo che il tempo dell’educazione non è finito. Perciò vogliamo metterci alla ricerca di risposte adeguate e non ci scoraggiamo, sapendo di poter contare su una “riserva escatologica” alla quale quotidianamente attingere: la speranza che non delude (cfr Rm 5,5).
Così sostenuti, vogliamo prendere coscienza, insieme a tutti gli educatori, di alcuni aspetti problematici della cultura contemporanea – come la tendenza a ridurre il bene all’utile, la verità a razionalità empirica, la bellezza a godimento effimero – cercando di riconoscere anche le domande inespresse e le potenzialità nascoste, e di far leva sulle risorse offerte dalla cultura stessa.

lunedì 28 marzo 2011

XLIV GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE


BENEDETTO XVI


PER LA CELEBRAZIONE DELLA 

XLIV GIORNATA MONDIALE DELLA PACE

1° GENNAIO 2011

Oltre l’odio e il pregiudizio
13. Nonostante gli insegnamenti della storia e l’impegno degli Stati, delle Organizzazioni internazionali a livello mondiale e locale, delle Organizzazioni non governative e di tutti gli uomini e le donne di buona volontà che ogni giorno si spendono per la tutela dei diritti e delle libertà fondamentali, nel mondo ancora oggi si registrano persecuzioni, discriminazioni, atti di violenza e di intolleranza basati sulla religione. In particolare, in Asia e in Africa le principali vittime sono i membri delle minoranze religiose, ai quali viene impedito di professare liberamente la propria religione o di cambiarla, attraverso l’intimidazione e la violazione dei diritti, delle libertà fondamentali e dei beni essenziali, giungendo fino alla privazione della libertà personale o della stessa vita.
Vi sono poi - come ho già affermato - forme più sofisticate di ostilità contro la religione, che nei Paesi occidentali si esprimono talvolta col rinnegamento della storia e dei simboli religiosi nei quali si rispecchiano l’identità e la cultura della maggioranza dei cittadini. Esse fomentano spesso l’odio e il pregiudizio e non sono coerenti con una visione serena ed equilibrata del pluralismo e della laicità delle istituzioni, senza contare che le nuove generazioni rischiano di non entrare in contatto con il prezioso patrimonio spirituale dei loro Paesi.
La difesa della religione passa attraverso la difesa dei diritti e delle libertà delle comunità religiose. I leader delle grandi religioni del mondo e i responsabili delle Nazioni rinnovino, allora, l’impegno per la promozione e la tutela della libertà religiosa, in particolare per la difesa delle minoranze religiose, le quali non costituiscono una minaccia contro l’identità della maggioranza, ma sono al contrario un’opportunità per il dialogo e per il reciproco arricchimento culturale. La loro difesa rappresenta la maniera ideale per consolidare lo spirito di benevolenza, di apertura e di reciprocità con cui tutelare i diritti e le libertà fondamentali in tutte le aree e le regioni del mondo. 

CAMPAGNA CONTRO IL TRAFFICO DI PERSONE



TRATTA E TRAFFICO ILLEGALE DI PERSONE
(GENNAIO-FEBBRAIO 2011, n.1-2 *** CURIA, OSA, PP. Michael e Alejandro).

Rifugiati, ma quanti sono?
Sono 42 milioni, secondo il rapporto statistico annuale dell'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), - "Global Trends" - pubblicato oggi, le persone costrette alla fuga da guerre e persecuzioni alla fine del 2008. Questa cifra è dovuta ad un brusco rallentamento dei rimpatri e ad una maggior durata dei conflitti, risultante in forme di esilio protratto. Il numero totale comprende 16 milioni di rifugiati e richiedenti asilo e 26 milioni di sfollati all'interno del proprio paese.
Secondo il rapporto dell'UNHCR l'80% dei rifugiati del mondo si trova nei paesi in via di sviluppo, così come la stragrande maggioranza degli sfollati - una popolazione nei confronti della quale cresce l'impegno dell'UNHCR. Molte persone sono in esilio da anni senza la prospettiva di una soluzione.
Sebbene la cifra totale di 42 milioni sia minore di 700 mila unità rispetto all'anno precedente, i dati provvisori del 2009, non rappresentati nel rapporto, riflettono già un mutamento di tendenza.
"Nel 2009 abbiamo già assistito a un consistente movimento forzato di popolazioni, principalmente in Pakistan, Sri Lanka e Somalia," ha detto l'Alto Commissario António Guterres.
Almeno 5,7 milioni di rifugiati vivono in un vero e proprio limbo. Si tratta di 29 differenti gruppi composti da oltre 25 mila rifugiati ciascuno che sono in esilio da più di cinque anni in 22 paesi senza che vi sia ancora per loro alcuna prospettiva per una soluzione immediata.
Sono circa 2 milioni i rifugiati e gli sfollati che sono potuti tornare a casa nel 2008, un numero inferiore rispetto all'anno precedente. Il ritorno a casa dei rifugiati (604 mila rimpatriati) è calato del 17%, mentre per gli sfollati (1,4 milioni) il calo è stato del 34%. Il rimpatrio, tradizionalmente considerata la soluzione durevole più diffusa per i rifugiati, ha raggiunto il secondo livello più basso negli ultimi 15 anni. Questo declino riflette in parte il deterioramento delle condizioni di sicurezza principalmente in Afghanistan e Sudan.
Nel 2008 l'UNHCR ha proposto a 121 mila persone il reinsediamento in paesi terzi e più di 67 mila sono effettivamente partiti. L'organizzazione si occupa di 25 milioni di persone, fra i quali 14.4 milioni di sfollati - ben oltre i 13,7 dell'anno precedente - e 10,5 milioni di rifugiati. Gli altri 4,7 milioni di rifugiati sono palestinesi sotto la competenza dell'UNRWA. Dal 2005 il numero degli sfollati di cui si occupa l'agenzia è più che raddoppiato.
La Colombia possiede una delle più vaste popolazioni di sfollati, con stime che si aggirano sui 3 milioni di persone. In Iraq, alla fine del 2008, ce n'erano 2.6 milioni - 1,4 milioni dei quali sfollati negli ultimi tre anni. Nella regione del Darfur, in Sudan, gli sfollati erano più di 2 milioni. La recrudescenza dei conflitti nella regione orientale della Repubblica Democratica del Congo e in Somalia, lo scorso anno, hanno generato rispettivamente 1,5 e 1,3 milioni di sfollati. All'inizio dell'anno abbiamo assistito a massicci movimenti forzati di popolazione in Kenya, mentre il conflitto in Georgia ha messo in fuga 135 mila persone. Il numero di sfollati è altresì aumentato in Afghanistan, Pakistan, Sri Lanka e Yemen.
L'anno scorso, la popolazione di competenza dell'UNHCR è calata per la prima volta dal 2006 a causa della revisione e dell'aggiornamento delle stime riguardanti il numero di rifugiati e di persone in "situazioni simili ai rifugiati" in Iraq e Colombia. Il numero dei rifugiati è sceso dagli 11,4 milioni del 2007 a 10,5 milioni per il 2008. Ma il numero di richiedenti asilo è salito per il secondo anno consecutivo, nel 2008 sono stati 839 mila, con un incremento del 28%. I paesi che hanno ricevuto il maggior numero di domande di asilo sono il Sud Africa (207 mila), gli Stati Uniti (49.600), la Francia (35.400) ed il Sudan (35.100).
I paesi in via di sviluppo hanno ospitato l'80% dei rifugiati nel mondo, a sottolineare la sproporzionata pressione che grava su quei paesi che hanno meno mezzi e maggior bisogno si assistenza internazionale. Fra i principali paesi di accoglienza di rifugiati nel 2008 troviamo il Pakistan (1,8 milioni), la Siria (1,1 milioni), l'Iran (980 mila), la Germania (582.700), la Giordania (500.400), il Ciad (330.500), la Tanzania (321.900) e il Kenya (320.600).
I principali paesi di origine sono stati l'Afghanistan (2,8 milioni) e l'Iraq (1,9 milioni) paesi che, da soli, rappresentano il 45% dei rifugiati di competenza dell'UNHCR. Altri paesi di origine sono la Somalia (561 mila), il Sudan (419 mila), la Colombia, compresi coloro in situazioni simili ai rifugiati (374 mila) e la Repubblica Democratica del Congo (368 mila).


Il traffico di persone è una forma moderna di schiavitù. La necessità di uscire dal proprio paese in cerca di un futuro migliore spinge molti fratelli e sorelle a cadere in una spirale in cui la loro dignità come persone scompare e si convertono in mercanzia che si trasporta, si immagazzìna e con cui si commercia. Anche se la forma più abituale di immaginare il traffico di persone è lo sfruttamento sessuale, la cosificazione dell’essere umano è una dinamica sociale che si manifesta in forme diverse, dal costringere le persone a diventare donatori di organi fino a situazioni di una maggiore accettazione sociale, come sono i lavori clandestini o le reti di immigrazione illegale.

La disperazione che provoca la povertà estrema si è convertita in una importante risorsa economica sulla quale si costruisce un prospero mercato globale, che è superato solamente dal traffico di armi e dal traffico di droghe. Questo prospero campo di commercio si sostiene e cresce grazie a tre situazioni strutturali:
- La tenaglia della povertà che si è prodotta tra le economie sviluppate e gli altri paesi. Le politiche per il lento sviluppo delle economie dei paesi del Sud del mondo assicura che le materie prime possano arrivare ai paesi del Nord, però nello stesso tempo negano il futuro alle nuove generazioni che vedono nell’emigrazione l’unica via di uscita per creare un loro futuro migliore.
– La vicinanza tra i popoli che ha prodotto la globalizzazione fa sì che il modello di vita basato sui beni di consumo e sullo stato di benessere si converte in un modello globale. L’impossibilità di raggiungere una prosperità immediata nel proprio paese favorisce il sogno di trovare la vita che si desidera in paesi che prima erano lontani ma che, grazie al processo di globalizzazione, ora sono vicini e conosciuti.
- La crescente domanda nei paesi del Nord del mondo di persone che facciano lavori che sono al margine della struttura economica della società. Alcuni perché sono socialmente rifiutati, come è il caso della prostituzione, specialmente quella infantile, altri però perché i loro costi lavorativi – in termini di contributi e di salari - rendono minimo il beneficio. Ciò favorisce la contrattazione illegale che, in alcuni casi, significa lavori, salari e condizioni lavorative vicini a quelli dell’ultima tappa dei regimi schiavisti del secolo XIX.
In questo strato di coltura, con la posizione politica del governi che risolve le singole situazioni di emergenza senza attuare una politica di risanamento delle strutture, il crimine organizzato ha incontrato un mercato lucrativo, nel quale si soddisfa la domanda dei paesi del Nord del mondo con l’offerta a basso costo di manodopera dai paesi del Sud.

Benvenuto!!!

Cari Visitatori è stato creato questo BLOG a motivo di poter raggiungere il messaggio di Giustizia e pace a tutto il mondo con le parole di Sant'Agostino sull'insegnamento di Gesù Cristo...

Nilo